Dichiarazione di voto di fiducia
Data: 
Lunedì, 23 Febbraio, 2026
Nome: 
Maria Cecilia Guerra

A.C. 2753-A

Grazie, Presidente. Credevo che questa fosse la dichiarazione di voto sulla fiducia e, invece, ho capito che è un tema libero. Va bene, comunque. Allora, trascinato dall'euforia per le Olimpiadi invernali, anche il Governo è voluto salire sul podio. Medaglia d'oro per il numero di fiducie richieste, 108; 108, incredibile, 108 per quasi più di 100 decreti, eppure non siamo in una situazione di emergenza, dal momento che è il Governo che ci dice che tutto va bene.

Il collega Maiorano di Fratelli d'Italia, poi, nella sua discussione generale ha dichiarato che, per colpa nostra, cioè dell'opposizione, sono stati tagliati 50 o 100 dei loro emendamenti. Già la confusione sul numero la dice lunga, ma il collega dovrebbe sapere che è il Governo, che sono i relatori che non hanno mai dato il parere su quegli emendamenti. Noi che cosa c'entriamo e perché non li votiamo quegli emendamenti, oggi, in Aula? Perché il Governo ha messo la fiducia. Vediamo, allora, cosa c'è dentro questo decreto. Ci sono delle cose che non vanno per niente bene e proprio dall'origine. La prima cosa che vorrei ricordare è la proroga, cioè il differimento del nuovo sistema per la presa in carico e l'assistenza delle persone anziane non autosufficienti, che entrerà in vigore solo nel 2028.

Viene, infatti, rinviato il decreto che doveva disciplinare l'accesso ai punti unici di accesso, il funzionamento dell'unità di valutazione multidimensionale e così via. Con questo ennesimo slittamento il Governo mostra di non rendersi conto dell'urgenza - questa sì - di una riforma che riguarda i diritti di milioni di persone e dei loro familiari. Il secondo elemento che c'è e non dovrebbe esserci riguarda i livelli essenziali delle prestazioni. Si stabilisce che anche nel 2026 l'attività istruttoria per la definizione dei LEP e dei relativi costi e fabbisogni standard è posta sotto il controllo del Ministro per gli Affari regionali.

Si conferma, cioè, ancora una volta, la confusione - che abbiamo visto anche nell'intervento che mi ha preceduto - tra il processo di definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, a garanzia dell'uguaglianza dei diritti sul territorio nazionale, e il processo di autonomia differenziata che, semmai, dovrebbe avvenire solo a valle di quella definizione. La norma è una palese forzatura, anche perché il disegno di legge che dovrebbe affrontare il tema dei livelli essenziali delle prestazioni è in discussione al Senato ed è in quella sede che avrebbe dovuto essere definito in modo organico il ruolo della struttura tecnica.

Ci sono cose in questo decreto che sono invece positive, perché sono state introdotte nei lavori della Commissione, anche grazie ai nostri emendamenti, che voglio ricordare brevemente senza poter dare un'esaustiva discussione di tutto il decreto. Sono state prorogate alcune norme a favore degli enti locali, tra cui richiamo la proroga del contributo ai comuni che risultano dalle fusioni. Ci sono anche alcune norme importanti, per quanto molto insufficienti rispetto all'emendamento che io stessa avevo proposto per quanto riguarda i segretari comunali e provinciali, in cui abbiamo 2.385 sedi vacanti, di cui 1.670 solo nei piccoli comuni.

È stato proprio all'ultimo momento approvato un emendamento a sostegno di Radio Radicale che, come sappiamo, svolge un ruolo essenziale, anche se i fondi messi a disposizione sono la metà di quelli necessari alla sua sopravvivenza. È stata approvata anche - dopo che era stata messa e tolta dal decreto - la decontribuzione per le Zes, i giovani e le donne, che sembravano appunto ormai dimenticati, mentre noi sappiamo e sosteniamo che costituiscono un incentivo importante per lo sviluppo del Meridione. È stata, però, inserita con una riformulazione del nostro emendamento assolutamente peggiorativa: per ZES e giovani la proroga riguarda solo 4 mesi, invece che 1 anno, e solo al 70 per cento, invece che al 100 per cento.

Quindi, ancora una volta, anche in questo decreto il Governo testimonia la sua sostanziale indifferenza nei confronti del Mezzogiorno; indifferenza che non ci stancheremo mai di sottolineare, perché emerge da tanti dei provvedimenti presi. In questo decreto ci sono molte cose che mancano e sarebbero state invece necessarie. Di molte ha già parlato l'onorevole Casu nel suo intervento - richiamo, solo per titoli, e rimando all'intervento stesso per l'approfondimento -: la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione a tutti i livelli e in tutti i settori. Non è arrivato niente. Sappiamo che nel PNRR e nel decreto PNRR ci sarà un importante provvedimento per i lavoratori precari della giustizia, ma anche lì non sarà per tutti, sarà nel limite delle facoltà assunzionali del Ministero, quindi senza 1 euro in più e solo per posizioni part time.

Quindi, questi lavoratori passeranno da una precarietà, il tempo definito, a un'altra precarietà, il tempo parziale. Allo stesso modo, ricordava Casu, l'indifferenza rispetto alle esigenze che riguardano la proroga delle graduatorie e gli scorrimenti degli idonei. Ma Casu sottolineava anche cose che mancano e sarebbero state necessarie per rimediare o eliminare errori compiuti dal Governo in atti precedenti. Ha parlato lungamente del caso dei pacchi, che è veramente paradossale. Stiamo perdendo, perdendo mercato, tutti sanno che è stato un provvedimento sbagliato, ma non si è colta l'occasione per eliminarlo. È stata solo fatta una promessa, vedremo se sarà una promessa mantenuta.

Sulle aree interne montane, il Governo ha deciso di non venirci incontro ed è andato diritto con il fatto di avere eliminato dalla “montagnosità” 700 comuni, ma non ci dice niente su quelle che saranno le conseguenze - ne cito solo una -, perché non si tratta solo di perdere qualche finanziamento, ma, ad esempio, per molti di questi comuni, si tratta di non poter usufruire delle deroghe alla formazione delle classi: vuol dire scuole chiuse, vuol dire che queste zone fragili del nostro Paese si troveranno ancora più in marginalizzate. È un problema serissimo, che non si è colta l'occasione di affrontare.

Vorrei poi citare il tema delle polizze assicurative: il Governo ha concesso una proroga - non si sa perché - solo alle imprese turistico-ricettive, ma, ad esempio, non a quelle termali. Ma perché? Niente per le piccole imprese, niente per includere, fra i rischi coperti, anche le mareggiate, nonostante si sia visto, con i tragici fatti siciliani, che questa è una catastrofe naturale che dovrebbe essere assicurata, perché comporta rischi e costi molto elevati. Non si è fatto poi niente per rimediare a quell'obbrobrio della norma inserita nelle leggi di bilancio, che permette la portabilità delle posizioni maturate presso fondi pensione negoziali, compreso il contributo del datore di lavoro.

Si tratta di un megaregalo a banche ed assicurazioni, come segno di riconoscenza del contributo dato per finanziare la legge di bilancio, ma i fondi negoziali sono molto più convenienti per i lavoratori, lo dice la Covip. Secondo la Covip, a seguito, diversamente, ad esempio, per 35 anni, il capitale finale maturato in un fondo negoziale è pari a ben 40.000 euro di più rispetto a un fondo individuale, un PIP, e poco meno di 30.000 euro in più rispetto a un fondo aperto. Cosa vogliamo fare a questi lavoratori?

Diciamo “fatevi la previdenza integrativa” e poi permettiamo che reti agguerrite commerciali li piazzino presso strumenti che sono assolutamente negativi per loro. Avevamo chiesto tempo per un ripensamento, ma non ci è stato concesso. Avevamo anche chiesto di spostare, almeno di 1 anno, il pesante taglio retroattivo che il Governo ha riservato ai compensi dei CAF. Anche in questo caso è una cosa clamorosa: i CAF gestiscono l'80 per cento dei modelli 730, si vedranno ridurre i rimborsi per milioni di dichiarazioni già fatte, già elaborate, già trasmesse.

Questo significa mettere a rischio organici e sportelli territoriali. È una vigliaccata colpire a posteriori e, per i prossimi anni, significherà indubbiamente aumentare i costi per gli utenti, specie per quelli che non hanno il grado di competenze digitali sufficienti per il fai da te. La vostra risposta è stata un grande “no”. Voglio citare, inoltre, anche quanto è avvenuto per quanto riguarda i ponti sul Po, perché anche questa è una storia che va ricordata. C'è stato un question time al Senato, dove un membro della maggioranza, non dell'opposizione, ha chiesto conto a Salvini dei tempi necessari per la costruzione di questi ponti.

Cosa ha detto il Ministro? Il Ministro ha detto: oggi stesso il decreto necessario per poter andare avanti è stato emanato. L'oggi di Salvini era il 28 gennaio, ma il decreto, che è un decreto interministeriale, ancora non c'è. Quindi, in definitiva, per quello che c'è e per quello che non c'è in questo decreto Milleproroghe, la nostra fiducia non la possiamo e non la vogliamo assolutamente dare.